Il progetto “Tell me about you!” ha avuto lo scopo di combattere le esclusioni sociali dei giovani svantaggiati e prevenire gli abbandoni scolastici. Nella consapevolezza che la maggior parte degli abbandoni sono legati a difficoltà di inserimento, al sentirsi “esclusi” e non capiti. D'altra parte è stato importante lavorare anche contro i pregiudizi ed alle carenze di educative. L'iniziativa ha avuto lo scopo di offrire agli youth worker alcuni strumenti incentrati sullo storiytelling che potranno applicare nei contesti in cui operano. Questi strumenti hanno un forte impatto: sui giovani a rischio e su loro pari (per aprire all'accoglienza, alla tolleranza ed accettazione); sulle famiglie, sulle comunità e sui decisori politici. Allo stesso tempo le tecniche utilizzate sono state di facile utilizzo da parte degli educatori in senso lato (youth worker, insegnanti, trainer, assistenti sociali, amministratori) dalle organizzazioni coinvolte e da tutti quei soggetti che operano nelle politiche giovanili e dell'integrazione sociale (associazioni, enti, centri di accoglienza, ecc...). Nonostante l'impegno Europeo di creare una comunità multietnica ed integrata, i social che riducono distanze in tempo reale e l'informazione alla portata di tutti, le distanze sociali sociali appaiono più rigide e marcate che mai. Eppure la storia ci insegna che proprio il diverso porta nuove soluzioni ed arricchimento per tutti. Milano, sebbene sia una delle città più multietniche in Europa, è l'emblema delle separazioni sociali e delle emarginazioni per vari ordini di motivi (culturali, emigrazione, orientamento sessuale, povertà o stato sociale). La quartierizzazione è l'espressione urbana di ciò: le persone vivono raggruppate per nazionalità, per livello di ricchezza o ceto sociale. La stessa cosa si ripercuote nei luoghi a maggiore affluenza di giovani. Nei parchi i gruppi di ragazzi si dividono per tendenze, origini, mode... In maniera analoga anche nelle scuole, dove prolifera bullismo, esclusioni, xenofobia ed emarginazioni. Nella scuola dell’obbligo vi sono studenti “a più velocità”: quelli più fortunati ed i disadattati (svantaggiati: poveri, problematiche familiari, difficoltà di apprendimento, immigrati, ecc..) che rappresentano, secondo gli studi del MIUR, una percentuale tra il 12 ed il 15%. Purtroppo proprio tra questi svantaggiati, un numero rilevante è destinato agli abbandoni precoci. In definitiva gli obiettivi principali del progetto sono stati: prevenire e combattere gli abbandoni scolastici tra i giovani; dare voce e rilievo ai giovani esclusi; contribuire alla cultura dell'ascolto senza pregiudizio e no hate speech; contribuire all'alfabetizzazione linguistica e digitale (soprattutto dei giovani svantaggiati); fornire agli youth worker ed strumenti efficaci ai fini dell'inclusione dei giovani svantaggiati e prevenire gli abbandoni scolastici; combattere la violenza ed i pregiudizi legati alle esclusioni (bullismo, esclusioni, ecc..); sensibilizzare la comunità sulla questione dei diritti umani e l'importanza di valori come la tolleranza ed accoglienza. L'iniziativa condivide gli obiettivi generali del programma e quelli specifici dell'azione.