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Under My Skin - Milestones for Youth Workers' Wellbeing

2020-1-IT03-KA105-0182782020Youth mobilityfinalized
Countries: IT|ES|PL|EL|FR|TR|HR|EE · Grant: €16,470.5
Youth (Participation, Youth Work, Youth Policy)New innovative curricula/educational methods/development of training coursesHealth and wellbeing

Objectives

Il Training Course (TC) UNDER MY SKIN - Milestones for youth workers’ wellbeing (UMS) è stato disegnato e realizzato come risposta esperienziale a diffuse e debilitanti situazioni di malessere che caratterizzano i professionisti dell’educazione, in particolare gli youth worker. Infatti, lo youth work non è sempre facile e divertente come potrebbe sembrare (Garth 2013). Specialmente per chi lavora con giovani in situazioni di vulnerabilità e/o in ambienti fragili in sè, come le comunità di recupero, i minori a rischio, la disabilità, le vittime di violenza. Ma questo è vero anche per ambienti più leggeri, come la mobilità internazionale e lo scambio culturale, che porta spesso a situazioni di scontro, di corsa e di precarietà economica. In molti casi gli youth worker non hanno alle spalle un servizio di supporto psicologico, coaching, condivisione e sfogo di rilievo. Questo li porta allo stress emozionale e a danni psico-somatici che invadono non solo il loro lavoro ma anche la vita privata (Newton 2018). L’esaurimento - o burnout - è una delle risposte estreme emerse (Bardford 2010) e di cui si parla tanto, ma ci sono anche l’assenteismo, l’irritabilità, l’apatia, l’erosione dei gruppi di lavoro e veri e propri disturbi clinici (Whelton 2010) ben più diffusi e sottovalutati. Tali problemi danneggiano: gli youthworker, i loro beneficiari diretti e indiretti e le realtà educative in questione. I cosiddetti problemi emotivi’ e 'la disconnessione dal corpo’ sono al cuore della della sofferenza umana, giovanile e anche educativa (Turner 2017). Questi possono essere ‘lavorati’, o meglio processati (Newton 2018) in maniera organica, a livello sia individuale che di gruppo, in modo che gli educatori abbiano un ‘know-how’ a tutela della propria salute e del proprio benessere (Toraldo, Serio 2014). Ecco, Under My Skin (UMS) ha lavorato proprio su questo: sulle espressioni del corpo e sulle sensazioni emotive ‘effetti collaterali’ del lavoro educativo di 24 youth workers, in modo che questi sperimentassero e personalizzassero strumenti con cui aggiornare la propria cassetta degli attrezzi sia a livello personale che professionale. Come insegna Goleman (1996) riguardo all’intelligenza emotiva, stress, rabbia e dolore possono insegnare molto a chi li vive e dare indizi di trasformazione del proprio malessere in benessere. Come da vocabolario del learning by doing si parla di opportunità di crescita. UMS ha reso questo proposito un training esperienziale vero e proprio. Focalizzato su un intreccio di intelligenza emozionale e somatica: del corpo oltre che delle emozioni. Parlare di emozioni, senza lavorare sul e col corpo, infatti, ha poco senso, poichè proprio le sensazioni corporee guidano la gestione reale delle emozioni (Nummenmaa etal 2018), prenderne coscienza permette di non attuare comportamenti controllati dalle emozioni ma generare risposte proattive (Kabatt-Zin 1991). Sono stati utilizzati modelli e metodi dell’arteterapia, della musicoterapia, del gioco di ruolo, della trasformazione dei conflitti e dell’empowering coaching. Questa varietà deriva dall’esperienza e dalla formazione poliedrica dei trainer e si è strutturata in un sistema solido e coerente. Le attività hanno riguardato l’esplorazione e lo sviluppo delle seguenti componenti dell’intelligenza emotiva: autoconsapevolezza; autoregolazione; motivazione; empatia; competenze relazionali (Golemann 1996). In particolare, gli obiettivi di UMS per relazionarle al mondo dello youth work e ai bisogni e agli interessi specifici dei suoi partecipanti sono stati: -incrementare la consapevolezza circa l’importanza del proprio benessere psicofisico tra gli youth workers; -spingere i partecipanti ad accettare le proprie vulnerabilità, e se desiderato, condividerle con altri; -stimolare gli youth worker a prendere coscienza e osservare gli effetti nelle emozioni e nel corpo di ciò che accade attorno a loro; -invitare alla ‘lavorazione’ del proprio stato emotivo in maniera proattiva; -arricchire la cassetta degli attrezzi di ogni partecipante con metodologie e metodi non-formali e di diverse discipline (arteterapia, arti marziali interiori, coaching, etc.) in modo che avessero a disposizione molti strumenti di lavoro per scegliere -quelli più adatti a sè e al proprio contesto lavorativo ed educativo; -responsabilizzare i partecipanti riguardo alle proprie azioni e alle proprie scelte; -aumentare la consapevolezza dei confini sani e lavorarne i limiti, in particolare riguardo ai ruoli tra educando ed educatore e nelle relazioni tra educatori; -potenziare la flessibilità del cambio di contesto e di metodo di lavoro: da quello individuale al grande gruppo, da quello serio e riflessivo, a quello di concentrazione corporea, dall’attività divertente a quella commovente; -dimostrare la potenza e l’efficacia del ciclo di Kolb, riproponendolo nei diversi debriefing in maniera sempre più approfondita e mostrando come, seguendolo potessero tutti tener traccia del proprio percorso di apprendimento; -lavorare sui giudizi di sè, degli altri e del progetto con il metalivello partecipante-educatore.

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