il progetto "S.I.T.T.IN.G VOLLEYBALL - Social Inclusion Tools for Training in Group Volleyball" è stato presentato agli albori della pandemia Covid-19 al fine di seguire quello che all'epoca fu il suggerimento del Ministro dello Sport e gioventù Spadafora, il quale sottolineò "quanto lo sport sia per tutti e come questo possa essere uno dei motori di ripartenza". Ai tempi non si sapeva a cosa si andava incontro, addirittura si immaginava che la situazione sarebbe terminata all'inizi dell'estate e avremmo ripreso le nostre vite. Purtroppo così non è stato, come ben si sa, ad una vita "normale" si è ripartiti ufficialmente nel marzo 2022 dopo aver introdotto la terza dose di vaccino e vari green pass per poter viaggiare in tutta Europa. Tuttavia, la ripartenza è stata dura e ad oggi ancora si sentono gli strascichi di 2 anni e mezzo di un distanziamento sociale che ha allontano l'intero mondo da tutto e da tutti, colpendo ancor di più le fasce deboli come le persone con disabilità e i giovani con minori opportunità. Ciò nonostante non abbiamo perso di vista quello che era l'obiettivo generale del nostro progetto, e sicuri che il nostro lavoro sarebbe stato un giusto approccio per poter ripartire, includere e riavvicinarci alle fasce più deboli. S.I.T.T.IN.G VOLLEYBALL ha promosso lo sport come strumento d’inclusione tra normodotati e disabili attraverso la pratica del sitting volley, formando youth worker, educatori, animatori, appassionati della pallavolo e di sport ad utilizzare la giusta metodologia di inclusione e tecniche di allenamento. L’attenzione si è posta nell'individuare anche nuove attività di integrazione tra normodotati e disabili attraverso lo sport, con particolare interesse nel Sitting Volley. Tale sport di squadra utilizzato come strumento d'integrazione e inclusione è del tutto innovativo, soprattutto nel campo Erasmus, in quanto porta notevoli benefici negli attori coinvolti, dagli atleti (abili e non abili) alle associazioni sportive in quanto assimilano nuove capacità e abilità di gestione e di allenamento a vantaggio degli atleti. Ricordiamo che il sitting volley è la pallavolo paraolimpica ed è uno sport che si svolge tra due squadre di 6 giocatori ciascuna. Questa disciplina è praticata da persone che hanno disabilità motorie e da normodotati, stando a contatto con la superficie di gioco e, come tale, rappresenta una buona opportunità per la cooperazione e integrazione. È uno sport di squadra che si gioca da seduti e non è possibile alzarsi, così le disabilità non contano più e a vincere è sempre la lealtà. Grazie all'implementazione del progetto lo strumento sportivo utilizzato ha permesso di abbattere quei muri che s’innalzano quando subentrano le difficoltà fisiche e di aprire nuove possibilità a chi ha creduto di essere poco valorizzato. Il progetto è stato realizzato a Sapri (SA), Italia, ed è stato focalizzato appositamente per le aree rurali, dove a causa degli ostacoli geografici le opportunità sportive per le persone con disabilità sono scarse. Per molti disabili che vivono una vita cautelare e/o in aree marginali, lo sport costituisce una sfida ed un elemento di rischio che spesso manca nella loro esistenza. Coinvolgerli in una squadra non è stato per niente facile, come immaginavamo, è la situazione pandemica ha incrementato le difficoltà. Ma è stata la giusta sfida da affrontare che ha portato a coinvolgere 6 persone con disabilità ad avere un’esperienza piacevole ed internazionale, e ha favorito un'opportunità eccellente per l'integrazione nella società. La reintegrazione dei disabili nella società, soprattutto nella fase post pandemia, è un obiettivo a lungo termine ma che Volley Citra e l'intero consorzio sta portando avanti con dedizione, in quanto lo sport è una parte necessaria di tale integrazione e possiede anche un valore educativo per gli atleti (abilie non) e anche per la stessa associazione. La partnership strategica ha compreso il lavoro 6 organizzazioni Europee (Spagna, Italia, Turchia, Croazia, Grecia e Romania). E nonostante le varie difficoltà dovute al particolare periodo, l'implementazione del TC è stato in grado di raggiungere i seguenti Obiettivi Specifici preposti: -sviluppare un modello di formazione inclusiva -Sviluppare attività di scambio di buone pratiche -Sensibilizzare la popolazione alla tematica dei disabili nello sport -informare famiglie con disabili e persone non abili di attività sportive ad hoc e realizzabili in qualsiasi contesto in cui vivono -Incentivare il volontariato nelle associazione sportive -Contrastare forme di discriminazione e intolleranza su ciò che si vede diverso -Promuovere attività di inclusione sociale attraverso la sana e divertente attività sportive -attivare un percorso sostenibile e continuativo sulla tematica sportiva e disabilità