L'idea di realizzare il progetto People! Europe Calling (PEC) è nata, all'insorgere della pandemia di COVID-19, dalla volontà di affrontare la profonda crisi, non solo sanitaria, ma anche ambientale, economica, di valori e di credenze che l'Europa e il mondo intero stanno affrontando. Se le relazioni sociali ed economiche ci apparivano già percosse nel profondo, e i problemi della Brexit, dei sovranismi e dei populismi sempre più diffusi avevano già messo in risalto un sentimento di disamore verso l’idea di UE, la pandemia e la crisi sociale che ne è seguita, e poi l'esacerbarsi del conflitto russo-ucraino, hanno senza dubbio portato all'estremo una serie di problematiche e fenomeni nient'affatto nuovi, ma che sono venuti alla luce con sempre maggior frequenza; nei cittadini europei si è insinuato un sentimento di sfiducia e delusione verso un’Unione considerata incapace di garantire il benessere sociale ed economico e di rispondere alle principali sfide dell’immigrazione e del terrorismo, dell’economia e, in particolare, della sanità, della solidarietà e della pace. Il progetto PEC voleva quindi rispondere alla sentita esigenza di comprendere e conoscere la storia del nostro passato collettivo per arrivare a trovare risposte e soluzioni ai problemi del presente, coinvolgendo innanzitutto le nuove generazioni. Al fine di sviluppare soluzioni a tali problematiche, tuttavia, è necessario comprendere a fondo queste ultime e il contesto nel quale viviamo: con PEC abbiamo voluto favorire una sensibilizzazione ed una riflessione dei giovani partecipanti sulla loro dimensione europea, estendendo i loro orizzonti, le loro conoscenze sull’UE e la loro capacità di leggere il presente con spirito critico, al fine di sviluppare quelle abilità necessarie per partecipare più attivamente alla vita sociale comunitaria e diventare quindi protagonisti dell'Europa del futuro. Abbiamo scelto di dare ai partecipanti il compito di realizzare un talk-show che sintetizzasse le tematiche affrontate durante lo scambio, affinché potessero prendere confidenza con questa forma di dibattito in un contesto protetto e sicuro, e soprattutto avere occasione di esprimere e difendere le proprie opinioni "in pubblico", da un lato, e criticare in modo costruttivo punti di vista contrastanti dall'altro. Il progetto puntava quindi al raggiungimento dei seguenti obiettivi generali e più specifici: - sviluppare la solidarietà e promuovere la tolleranza tra i giovani; - favorire la comprensione reciproca tra giovani appartenenti a culture e contesti differenti; - promuovere la cittadinanza attiva tra i partecipanti; - stimolare il pensiero critico; - stimolare i partecipanti ad acquisire consapevolezza del proprio ruolo nella costruzione dell’Europa, individuando strumenti e capacità utili per affrontare le problematiche giovanili in maniera costruttiva; - riflettere sull’impatto che l’UE e le politiche di mobilità giovanile hanno avuto sulla vita dei partecipanti e dei giovani europei più in generale; - analizzare l’impatto della pandemia di COVID-19 sulla società europea, sull’affezione o disaffezione dei cittadini nei confronti dell’UE e sull’utilizzo dei media e della tecnologia nella vita quotidiana dei giovani. Grazie al coinvolgimento di giovani partecipanti provenienti da differenti realtà europee, e in parte anche da minoranze e contesti economicamente svantaggiati, e utilizzando metodologie tipiche dell'educazione non-formale, il nostro intento è stato quello molteplice di stimolare i partecipanti a confrontarsi e conoscersi per perseguire un obiettivo comune, di promuovere la comprensione reciproca tra diverse culture e favorire così la decostruzione di stereotipi e pregiudizi, sviluppando invece una valorizzazione positiva delle differenze intese come risorse di sviluppo culturale e sociale.