Mai ci saremmo aspettati di svolgere il progetto Brancaleone 2 sotto i colpi di bomba ai confini dell'Europa. Se le intenzioni iniziali erano state quelle di realizzare un progetto per sensibilizzare i partecipanti sulle tematiche della mobilità dolce, dell'ambiente e dell'accoglienza dobbiamo ammettere che la guerra in Ucraina ha spostato molto l'attenzione dei partecipanti su valori quali la pace, la solidarietà sociale e l'integrazione. Questo ha di gran lunga valorizzato l'impatto che il progetto ha avuto sui partecipanti e ha contribuito a creare una maggiore coesione e forza di gruppo dell'armata Brancaleone e dei messaggi di pace di cui si è fatta portatrice. L'armata ha avuto il piacere di accogliere a bordo un rifugiato ucraino minorenne, un rifugiato egiziano, un ragazzo della Costa D'Avorio e della Guinea Bissau e due ragazze provenienti dalla Serra Leone e dal Cameroon. Insomma un buon assortimento di vite e di storie raccontate alla fine di ogni giorno dopo un breve tragitto nel Mar Mediterraneo o tra le gole della Val di Lima. Brancaleone 2 infatti è stato un progetto interamente outdoor alla scoperta della natura e dei mondi degli altri per la costruzione di uno spazio di dialogo interculturale e di solidarietà sociale sul campo. Essendo un progetto logisticamente complesso è stato fondamentale instaurare da subito un clima di fiducia e di sicurezza tra i partecipanti che, oltre ad aver previsto valutazioni quotidiane in plenaria e con i group leader, ogni mattina prima di ogni partenza e poi all'arrivo veniva fatto un piccolo briefing con tutti per ragionare sull'attività svolta e sulle difficoltà incontrate, andando così a prevenire ogni insicurezza o paura da parte dei giovani partecipanti. Possiamo dire che il progetto ha pienamente centrato gli obiettivi prefissati rendendo il loro raggiungimento ancora più solido considerato il contesto internazionale. Inoltre Brancaleone 2 è stato pensato in modalità outdoor, non solo per la tradizione che lo precede, ma anche per far recuperare ai partecipanti la dimensione di gruppo, dell'interazione fisica e della collaborazione venendo fuori dal terribile periodo pandemico. Il progetto ha raggiunto i seguenti obiettivi: - coinvolgere giovani rifugiati; - potenziare della consapevolezza e lo scambio interculturale; - recuperare la dimensione di socialità e di interazione fisica a seguito della pandemia; - stimolare l'integrazione ed il dialogo tra pari; - favorire processi di competizione sana e positiva; - favorire interventi volti all'accoglienza e al rispetto delle differenze; - aumentare l'emancipazione e l'autostima e la partecipazione; - migliorare le competenze nelle lingue straniere; - stimolare la curiosità e la conoscenza dell'altro; - favorire uno stile di vita sano e nel rispetto dell'ambiente; - favorire la nascita e lo sviluppo di idee imprenditoriali nel settore della green economy e della mobilità sostenibile con la conoscenza diretta di piccole realtà del posto; - favorire e promuovere la conoscenza delle istituzioni e dei valori europei soprattuto in tempi di guerra e di squilibrio geopolitico; - favorire la diffusione del Programma Erasmus+ e Solidarity Corps tra i giovani; - favorire le capacità di comunicazione non violenta e di negoziazione.