Molfetta, città in provincia di Bari, è una realtà che può essere considerata a tutti gli effetti una zona rurale, lontana sia dal centro (almeno decisionale) dell'Italia, identificabile nel centro/nord e ancor di più lontana dal centro dell'Europa. Per questi motivi, si tratta di una delle città in un cui si rileva uno dei più alti tassi di emigrazione giovanile in Italia. Secondo un’indagine Istat, la città è tra le prime in Italia e la prima in Puglia per decremento percentuale della popolazione giovanile (tra 18 e 30 anni). In altre parole, in quindici anni, Molfetta ha perso il 14,36% di questa fetta di popolazione. Contestualmente Molfetta, così come tanti altri paesi del Sud Italia, è una comunità in cui non esistono strumenti partecipativi che consentano ai giovani di poter far sentire la propria voce e trasformarli in protagonisti della propria città. L'obbiettivo dell'iniziativa è stato la creazione di un percorso innovativo di progettazione partecipata dal basso, partendo dai bisogni della comunità giovanile, individuati da parte dei ragazzi stessi, senza nessuna imposizione dall'alto. Realizzare qualcosa di innovativo nella città, non solo per la semplice “realizzazione” di qualcosa di nuovo, ma attraverso un percorso partecipativo che porta alla realizzazione delle proprie idee (infatti molte volte è più importante il percorso rispetto alla meta da raggiungere). Nessuna idea calata dall'alto, ma un processo democratico e partecipativo in cui chiunque avrebbe potuto dare il proprio contributo. Dimostrare che la voce di un ragazzo/a conta e che le idee di chiunque possono vedere la luce, anche in contesti così apparentemente lontani dal centro dell'Europa. Dimostrare che i ragazzi possono sono essere i protagonisti attivi di un cambiamento nella comunità locale e contemporaneamente realizzare il proprio potenziale mettendosi alla prova e acquisendo competenze sia hard che soft. Infatti, partecipazione implica anche una formazione sulle metodologie e sugli strumenti da utilizzare, in quanto i ragazzi che hanno preso parte alla pianificazione e alla preparazione dell'iniziativa (e che sono stati introdotti alle diverse metodologie di apprendimento non-formale da parte di youth workers locali) sono divenuti loro stessi i facilitatori (e quindi youth workers) della seconda parte del percorso per altri ragazzi, creando così facendo uno scambio di esperienze, idee e competenze grazie a processi partecipativi bottom up.