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Brave Women in Action

2022-1-IT03-KA153-YOU-0000665432022Mobility of youth workersfinalized
Countries: IT|EL|SE · Grant: €30,533
Development of disadvantaged rural and urban areasPromoting gender equalityPreventing racism and discrimination

Objectives

Tutti i partner supportano donne che affrontano quotidianamente difficoltà dovute a diseguaglianza di genere soprattutto nel mondo del lavoro. Nei 3 paesi il problema è affrontato con modalità diverse e mentre in Italia e Grecia c'è ancora molta strada da fare, in Svezia il problema è stato affrontato con maggior successo. A) Siamo partiti analizzando le statistiche aggiornate di riferimento: Secondo il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum, il raggiungimento della parità e il superamento del divario di genere è un obiettivo ancora molto lontano. In una sola generazione, il divario di genere è aumentato da 99,5 anni a 135,6 anni a livello mondiale. La pandemia di Covid-19, inoltre, ha peggiorato notevolmente la situazione. Anche all’interno dei paesi più economicamente sviluppati, la situazione è grave ed è stata acutizzata dalla pandemia, in quanto il lavoro di cura e di gestione domiciliare e famigliare è ancora culturalmente attribuito alle donne in maniera sproporzionata. Questo, combinato al fatto che i settori maggiormente colpiti dalla pandemia risultano essere quelli di maggior impiego per le donne, non ha fatto altro che peggiorare il preesistente divario tra i generi. La pandemia COVID-19 ha innalzato nuove barriere alla costruzione di economie inclusive e prospere. La parità di genere è uno dei valori fondamentali sanciti nei trattati dell’Unione europea. Nell’indice sull’uguaglianza di genere dell’Unione europea del 2020 elaborato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), gli stati membri hanno ottenuto in media 67,9 punti su 100. La situazione varia però sensibilmente da un paese all’altro. Il tasso di occupazione è calcolato come percentuale delle persone in età lavorativa (tra i 15 e i 64 anni di età); secondo i dati del 2020, l’Italia (58,1%) è il penultimo paese in Europa per tasso di occupazione (complessivo), l’ultimo è la Grecia (56,3%). La Svezia si trova invece in cima, al terzo posto, con un tasso del 75,5%. Complessivamente, nel 2020, nell’UE erano occupate il 72,2% delle donne e il 90,0% degli uomini con figli, di età compresa tra 25 e 54 anni. In quella stessa fascia di età, ma per le persone senza figli, le donne avevano un tasso di occupazione più elevato (76,8%), mentre gli uomini avevano un tasso di occupazione più basso (80,9%). L’analisi dell’ Eurostat mette in evidenza che le quote più elevate di donne occupate con figli sono state registrate da Slovenia (86,2%), Svezia (83,5%), Portogallo (83,0%), Lituania (82,6%), Danimarca (82,2%), Paesi Bassi (80,7%) e Finlandia ( 80,3%). I tassi di occupazione più bassi sono stati riportati dall'Italia (57,3%), dalla Grecia (61,3%) e dalla Spagna (66,2%) dove erano occupate meno di due terzi delle donne con figli. Secondo i dati dell’Eu Gender Equality Index, l’Italia rimane “l’ultimo paese in termini di divari nel dominio del lavoro” Nel 2019 il tasso di occupazione femminile risultava ancora fermo al 50,1% (e con la pandemia è sceso di nuovo sotto questa soglia), marcando una distanza di ben 17,9 punti percentuali da quello maschile. I divari territoriali, inoltre, sono molto ampi: il tasso di occupazione delle donne è pari al 60,2% al nord e al 33,2% al sud. Secondo l’Istat, nei due anni successivi, le cose non sono cambiate, semmai sono peggiorate: a ottobre 2021, su 390 mila occupati rispetto allo stesso mese del 2020, oltre due terzi sono uomini pari a 271 mila, mentre le donne sono pari a 118 mila. Ma il record è stato registrato nel mese di ottobre: gli occupati sono aumentati nel complesso di 35 mila unità a settembre ma per le donne la crescita è stata nulla. B) Abbiamo considerato che alcune donne, specialmente con problemi socioeconomici o che provengono da zone rurali depresse, tendono ad accettare un ruolo subordinato rispetto a quello degli uomini sia in famiglia che nel luogo di lavoro (se ne hanno uno). Abbiamo altresì ritenuto importante la possibilità per gli operatori giovanili di confrontarsi con colleghi di altri paesi che hanno affrontato diversamente il problema e sono inseriti in contesti sociali differenti. C) Ci siamo prefissati l'obiettivo: - di fornire agli operatori giovanili maggiori indicazioni, informazioni e strumenti per creare interventi efficaci volti a ridurre progressivamente il divario occupazionale di genere sia quantitativo che qualitativo, così come a stimolare le donne ad acquisire maggiore sicurezza nelle proprie capacità, per mettersi in gioco e trovare la giusta collocazione nella società; - di sensibilizzare gli operatori giovanili sulla necessità di trovare strumenti e modalità adatti a migliorare l’autostima e la determinazione delle donne, per permetterle di acquisire consapevolezza nei propri mezzi e nelle proprie capacità, per trovare una adeguata collocazione nel mondo del lavoro e nel contesto sociale; - dare consapevolezza alle donne delle loro potenzialità e capacità di integrarsi anche nei contesti di lavoro.

Project partners (3)