Dopo due anni di pandemia in cui è stato davvero difficile programmare e organizzare attività culturali ci siamo riuniti attorno ad un tavolo per verificare quella che era la situazione del nostro paesino. Campomaggiore è infatti un borgo di poco più di 800 abitanti, situato nel cuore della Basilicata, e vive di agricoltura, pastorizia e di poche altre attività presenti sul posto; è soggetto, come molti paesi lucani, ad un lento spopolamento giovanile causato dalla scomparsa di molte opportunità lavorative, di carattere rurale, che non sono state rimpiazzate dai nuovi impieghi (dati ANCI: in questa area - 4000 giovani dal 2020 e 35.000 persone con difficoltà economiche). Il paese si è svuotato dei servizi essenziali, abbiamo una scuole elementare pluriclasse ma on la scuola media e i giovani sono costretti a viaggiare sia per studiare che per frequentare palestra, piscina, sport vari , scuole di musica; le famiglie sempre più spesso scelgono di andare in città e di avvicinarsi ai luoghi di lavoro dei genitori e di svago per i figlio. La morale e che il paese è destinato a scomparire, ancora una volta! Si perchè Campomaggiore sorge grazie ad idea utopistica, quella del conte Rendina che, nel settecento, eredita queste terre e decide di sperimentare la sua visione del mondo, egalitaria, creando un prototipo di comunità in cui tutti hanno un fazzoletto di terra ed una casa e in cui tutti collaborano al benessere comune. Ci siamo detti allora: perché non lavorare per valorizzare questo patrimonio storico culturale? perché non metterlo in rete con gli altri attrattori locali (parco della Grancia o il Volo dell’Angelo)? Prima della pandemia, si era innescato un buon flusso turistico che aveva generato dei posti di lavoro, poi andati persi. Sulla scorta di quanto affermato nel report: I giovani in Europa: effetti del COVID-19 sulla loro situazione economica e sociale, la pandemia aveva creato una vera e propria crisi occupazionale per le giovani generazioni. E questo problema si riscontrava a livello europeo. Decidemmo quindi di provare a scrivere un progetto che potesse aiutare i nostri ragazzi a prendere un po’ di iniziativa e a valorizzare le potenzialità turistiche del paese. Si era parlato tanto di South working, lavoro agile, opportunità per i giovani ma avevamo visto che c’era bisogno di azioni anche più semplici ma che facessero ripartire la loro voglia di fare! Tra le varie attività potenzialmente attuabili, abbiamo pensato ad un progetto come questo, basandoci sulle esperienze maturate da alcuni membri del nostro nuovo direttivo. Abbozzammo così un’idea e la sottoponemmo ad altre associazioni europee, selezionando dei partner che avessero delle idee e delle esigenze simili alle nostre e che potessero apportare al progetto delle conoscenze che a noi mancavano. Il problema che ci accomunava tutti in quel momento era, in effetti, una generale sfiducia delle giovani generazioni nel futuro e una crescente voglia di abbandonarsi al proprio destino; nel rapporto sui giovani in Europa si evidenziava una nuova crescita dei NEET e si sottolineava la necessità di politiche e di azioni concrete. Decidemmo di provare con questo progetto a dare un piccolo contributo a questa azione centralizzata, partendo da un’azione di valorizzazione del territorio e delle sue potenzialità, assieme ai nostri nuovi amici, scambiandoci idee, esperienza e voglia di provare a cambiare la situazione dei nostri ragazzi o almeno aiutarli a provare. Dall’analisi del contesto erano emerse quindi le problematiche e i bisogni da affrontare e fummo in grado di conseguire i seguenti obiettivi di progetto: - divario tra aree rurali interne e poli urbani, con l’obiettivo di porre le basi per il superamento di questa condizione di marginalizzazione - sensibile calo demografico derivante in massima parte da una riduzione delle opportunità offerte dal mercato del lavoro; l’obiettivo e la sfida stavano nella creazione di nuove opportunità, con particolare attenzione all’ambito della promozione territoriale; - carenza di know-how e di formazione specifica incentrata sulle ICT; l’obiettivo era di colmare almeno parzialmente questo gap attraverso il confronto con le competenze dei partner; - lacune nella promozione e valorizzazione del territorio; l’obiettivo era quello di implementare questi aspetti grazie alla conoscenza di buone pratiche messe in campo in contesti che da questo punto di vista facevano registrare un maggior grado di avanzamento; - migliorare l’utilizzo della lingua inglese da parte dei partecipanti; questa era una skill fondamentale nel moderno mercato del lavoro; - contribuire allo sviluppo dei concetti di cittadinanza europea, coinvolgendo un pool di 4 nazioni differenti; esse insistevano tutte nell’area mediterranea e condividevano quindi tradizioni e problemi; Abbiamo pensato che si potessero sviluppare ottime sinergie per favorire il reciproco l’interscambio di idee e per contribuire ad abbattere pregiudizi e diffidenze;