L'iniziativa ESTIA aveva lo scopo di contrastare il fenomeno delle discriminazioni sociali, in particolare nelle aree dove queste risultavano maggiormente accentuate (piccoli centri, periferie, aree rurali, particolari contesti di lavoro). Con i grandi flussi migratori e l'influenza sociale (dove si proponevano sempre nuovi modelli), anche i piccoli contesti stavano subendo grandi cambiamenti sociali e i vecchi modelli spesso si scontravano con i nuovi. L'acronimo ESTIA (titolo del progetto) traeva ispirazione dalla divinità greca, simbolo del dialogo e dell'inclusione. L'idea è nata nell'ambito dei follow-up di una precedente iniziativa dal titolo “1 Big Community” realizzata nell'ottobre del 2021 a Pietramelara (un piccolo comune rurale ubicato nel nord Casertano). Nel corso dei confronti tra le varie culture coinvolte si era posta l'attenzione sulla questione delle discriminazioni che risultavano trasversali in tutti i contesti e le società. Un altro aspetto fondamentale è l'abitudine a certi schemi e modi di essere che, inconsciamente, ci fa assumere atteggiamenti di chiusura o pregiudizi nei confronti del prossimo. Se da una parte si vuole supportare i giovani di queste aree, dall'altra (ai fini di un radicale cambiamento) è opportuno partire dalle nuove generazioni per combattere i pregiudizi e vedere le peculiarità come un valore aggiunto. Si è voluto rendere i giovani consapevoli delle varie forme di discriminazione, come questa si esprime ed i disagi che crea alla vittima. E' necessario che le nuove generazioni amplino i propri orizzonti e maturino quegli strumenti necessari per essere ambasciatori di accettazione e pace nei contesti dove operavano ai fini del cambiamento. Comunicare e lavorare con pari di diverse culture rappresenta un'opportunità valida per mettere in discussione le proprie credenze, ampliare le visioni. La consapevolezza della realtà sempre più multiculturale (grazie ai social ed ai fenomeni migratori) è un ottimo strumento per combattere la discriminazione e promuovere la tolleranza con il rafforzamento della società civile integrata. Allo stesso tempo si è voluto offrire ai giovani, spesso soggetti di discriminazione, degli strumenti utili per accettarsi così come sono e non lasciarsi cadere nell'oblio del qualunquismo. Il progetto ha affrontato alcuni interrogativi: da dove nasceva la discriminazione? Si nasce con l'attitudine a non accettare il diverso o è la società che rendeva le persone intolleranti? Eì fondamentale promuovere i valori di uguaglianza e tolleranza tra i giovani sin dalla tenera età, attraverso l'istruzione formale e non formale. L'educazione non formale ha svolto un ruolo chiave nel promuovere lo sviluppo di attitudini come l'auto riflessione, l'empatia e il rispetto reciproco (soprattutto perché queste non si acquisivano tramite percorsi di apprendimento formale) necessarie all'accettazione e contribuire una società inclusiva. Nell'ambito dell'apprendimento i partecipanti hanno potuto: Imparare a comunicare con gli altri utilizzando la comunicazione non violenta (no hate speech); Scambiare conoscenze e buone pratiche; Migliorare la conoscenza di altre culture, religioni e paesi (anche attraverso i simboli e le tradizioni); Promuovere il dialogo (soprattutto la capacità di ascolto) interculturale giovanile e i valori universalmente condivisi; Aumentare la solidarietà e la tolleranza attraverso il dialogo interculturale; Superare gli stereotipi e l'intolleranza. L'iniziativa ha avuto lo scopo anche di: incrementare il dialogo sulla discriminazione; accrescere la rete internazionale dei giovani e la cooperazione tra coloro che operavano nelle politiche giovanili; Aumentare la conoscenza sulle opportunità Erasmus+ e le altre opportunità previste dall'Agenda 2030.