Con l'implementazione del progetto IKIGAI abbiamo voluto rafforzare le competenze degli youth workers e dei volontari già attivi nel campo dell’educazione non formale e dell’empowerment giovanile. L’obiettivo principale è stato quello di fornire loro strumenti più avanzati che potessero supportarli nel realizzare con maggiore efficacia le loro attività educative e la loro missione sociale all’interno delle comunità di riferimento. In particolare, ci siamo concentrati sul rafforzamento delle capacità legate alla facilitazione, alla graphic facilitation, al coaching e alla mentorship. Volevamo contribuire alla formazione di una nuova figura di educatore 2.0, capace di adattarsi alle esigenze attuali e di accompagnare i giovani in percorsi di crescita personale e partecipazione attiva. Attraverso un corso di formazione intensivo, abbiamo coinvolto youth workers esperti, invitandoli a partecipare attivamente e a completare alcune attività preparatorie prima dell’inizio del percorso. Al termine, ciascun partecipante è stato chiamato a realizzare una sessione formativa locale dedicata alla leadership giovanile, con l’obiettivo di trasferire quanto appreso ai giovani del proprio territorio, aiutandoli nella creazione di un piano d’azione concreto. Come educatori, ci siamo posti l’obiettivo di inserirci nel panorama delle ricerche più attuali sui metodi innovativi di apprendimento e di esplorare, testare e sperimentare approcci alternativi per lo sviluppo delle capacità e delle competenze attraverso l’educazione non formale e partecipativa. Nel corso del progetto, abbiamo elaborato e messo in pratica un percorso formativo articolato su tre aree complementari, che abbiamo ritenuto efficaci se sviluppate in parallelo: il training, il coaching e la facilitazione grafica. Attraverso la componente del training, abbiamo favorito l’acquisizione di competenze e conoscenze tramite esperienze educative partecipative, inclusive e flessibili, coerenti con i principi dell’educazione non formale. Il coaching, invece, ci ha permesso di offrire un supporto personalizzato, spesso one-to-one, con strumenti adattati ai contesti specifici dei partecipanti e con la possibilità di realizzare un follow-up strutturato nel tempo. Infine, la graphic facilitation ha reso possibile un maggiore coinvolgimento dei partecipanti, grazie all’utilizzo di strumenti visivi che, come dimostrato da varie ricerche, risultano particolarmente efficaci per i visual learners, e che si sono rivelati cruciali per superare le barriere linguistiche e rendere il processo formativo più immediato e accessibile. Sulla base di queste premesse, abbiamo dato vita a una mobilità internazionale centrata sulla formazione dei trainers, con particolare attenzione alla graphic facilitation e all’harvesting. In seguito, abbiamo attivato una fase di lavoro locale, supervisionata e supportata dall’intero consorzio. I partner si sono impegnati fin dall’inizio a monitorare tutte le fasi del progetto, raccogliendo dati sia qualitativi che quantitativi, e valutando l’impatto delle attività. Il nostro traguardo finale è stato quello di contribuire alla formazione di uno youth worker 2.0, dotato di competenze trasversali, capace di lavorare efficacemente in team ma anche in incontri individuali, e in grado di integrare l’uso di strumenti grafici nei processi di apprendimento e nella disseminazione dei contenuti. Questo profilo è stato concepito per rispondere in modo efficace anche ai bisogni personalizzati dei giovani. Abbiamo lavorato per sviluppare nei partecipanti competenze concrete che li rendessero capaci, a loro volta, di generare empowerment tra i giovani, assumendo il ruolo di trainers, educatori, facilitatori grafici e leader. Hanno poi implementato attività sul territorio, contribuendo allo sviluppo di piani di azione per le loro comunità. Inoltre, abbiamo sperimentato e raccolto dati sul processo, allo scopo di prototipare un modello innovativo di youth work basato su evidenze concrete, analisi qualitative e quantitative, e strumenti come survey e valutazioni continue, utili per affinare progressivamente il metodo. Infine, ci siamo impegnati a rafforzare le competenze visive dei partecipanti, affinché potessero comunicare con maggiore efficacia, coinvolgere i giovani in modo accattivante, e rispondere con sensibilità e creatività ai bisogni del loro target, promuovendo collaborazione e soluzioni condivise.