Il progetto “Be unitEd in Europe: Youth Exchange for Rural Entrepreneurs” è stato realizzato per rispondere alle necessità urgenti delle aree rurali coinvolte, in particolare del borgo di Calciano, che da anni viveva una situazione di spopolamento, riduzione dei servizi essenziali e mancanza di opportunità per i giovani. L’iniziativa è nata dall’osservazione diretta delle difficoltà quotidiane che i ragazzi affrontavano: l’assenza di prospettive lavorative locali, la necessità di spostarsi per studiare o praticare attività culturali e sportive, la perdita progressiva di servizi fondamentali e la sensazione diffusa che il paese fosse destinato a perdere vitalità e identità. L’arrivo della pandemia aveva aggravato ulteriormente questa fragilità, rendendo ancora più complesso organizzare attività culturali o formative e rafforzando nei giovani la percezione di isolamento. In questo contesto, il progetto è stato concepito come una risposta concreta alla necessità di riaccendere nei giovani il desiderio di partecipare alla vita della comunità. Attraverso lo scambio giovanile, abbiamo voluto offrire ai partecipanti un’occasione per confrontarsi con coetanei provenienti da Polonia e Ungheria, due realtà che, come emerso dai contatti preliminari, vivevano problemi simili nelle loro aree rurali. Questo confronto ha permesso ai giovani di riconoscere che le difficoltà non erano solo locali, ma parte di una condizione condivisa, e che lo scambio di esperienze poteva generare nuove idee e motivazione. L’obiettivo principale è stato quello di stimolare nei partecipanti una maggiore consapevolezza del valore del territorio e delle sue potenzialità, incoraggiandoli a riflettere sulla possibilità di contribuire alla sua rigenerazione attraverso iniziative semplici ma significative. Il progetto ha dato particolare importanza al “Turismo delle Origini”, tema emerso come elemento centrale nella comunità di Calciano, dove molte famiglie conservano un legame affettivo con il paese pur vivendo altrove. Abbiamo voluto mostrare ai giovani come la memoria, le tradizioni e la storia locale potessero diventare strumenti capaci di attrarre nuove attenzioni e alimentare un senso di appartenenza. All’interno dello scambio, i giovani sono stati guidati in momenti di riflessione sulle cause dello spopolamento e su come le scelte individuali e collettive potessero influire sul futuro del borgo. La collaborazione con i partner europei è stata fondamentale: le associazioni coinvolte avevano esperienze complementari e lavoravano da tempo con giovani provenienti da contesti svantaggiati. Grazie a queste competenze, è stato possibile costruire un percorso equilibrato tra ascolto, confronto e partecipazione. Un altro obiettivo centrale è stato quello di rafforzare la partecipazione giovanile. Molti ragazzi del territorio, infatti, avevano espresso in passato interesse verso percorsi europei, ma non avevano avuto l’occasione di partecipare a uno scambio. Il progetto ha permesso loro di vivere un’esperienza internazionale senza dover affrontare barriere economiche o logistiche troppo complesse. Lo scambio è diventato così un luogo in cui sperimentare l’incontro interculturale, costruire relazioni significative e scoprire nuove modalità di collaborazione. Il progetto ha dedicato grande attenzione anche ai giovani con minori opportunità, che hanno rappresentato una parte sostanziale dei partecipanti. Questo ha richiesto una cura particolare nella preparazione e nel supporto, affinché ciascuno potesse sentirsi incluso e valorizzato. L’approccio adottato ha seguito le linee guida Erasmus+, promuovendo un ambiente rispettoso, accessibile e orientato alla crescita personale. In sintesi, il progetto è stato realizzato per offrire ai giovani delle aree rurali un’occasione autentica per acquisire nuove competenze, comprendere meglio se stessi e il proprio ruolo nella comunità e riconoscere che anche un piccolo borgo può tornare a essere un luogo ricco di possibilità. La combinazione di scambio culturale, confronto europeo e riscoperta del territorio ha avuto l’obiettivo di accendere una nuova motivazione nei giovani, mostrando loro che il futuro delle aree rurali può essere costruito grazie alla partecipazione attiva e alla collaborazione tra comunità europee che condividono gli stessi bisogni.